|
Blog
' vspace='4' hspace='4' style='float: left;'> Siamo tutti dei grandi esperti di chitarre acustiche, amplificazioni, effetti e quant'altro... o forse no? La cosa piu' necessaria per il chitarrista acustico e' FARSI SENTIRE, e farsi sentire BENE. Non e' cosi' immediato, vediamo i metodi di amplificazione attualmente in voga...
L'amplificazione della chitarra acustica
La chitarra acustica (in tutte le sue varie forme, da classica con
corde di nylon a folk con corde bronzate a quella flamenco) ha un suo
volume naturale che e' determinato dalla sua cassa armonica, volume che
e' di gran lunga superiore a quello di una chitarra elettrica non
amplificata. Le situazioni in cui e' pero' necessario amplificare lo
strumento acustico sono varie. Ad esempio, suonando una chitarra
acustica in un gruppo i cui strumenti sono amplificati dal P.A., rende
obbligatoria l'amplificazione della chitarra stessa, in quanto a quel
punto il suo volume naturale risulterebbe insufficiente. Ma non e' solo
in questo caso che si deve intervenire: anche in un concerto a due, tre
chitarre o anche una sola puo' essere necessaria l'amplificazione,
dovuta magari ad esigenze ambientali della situazione in cui si tiene
il concerto. Amplificare una chitarra acustica e' un procedimento piu'
complicato rispetto a quello di una chitarra elettrica, in quanto gioca
un fattore fondamentale il fatto di dovere ricreare con molta fedelta'
il suono acustico dello strumento.Vediamo quindi quali sono i vari
procedimenti per amplificare lo strumento acustico.
Uso dei microfoni
Attraverso i moderni impianti di amplificazione P.A. e' possibile
riprodurre il suono di una chitarra acustica con assoluta fedelta'. Il
migliore sistema rimane ancora oggi la microfonatura, anche se possono
esserci limitazioni proprio dal vivo. I problemi che si possono
riscontrare sono questi:
il tempo di lavoro che occorre nel piazzare il microfono nella
posizione corretta e la relativa e accurata regolazione audio;
troppi movimenti da parte di chi sta suonando potrebbero causare sbalzi
eccessivi di volume, in quanto ci allontana o avvicina troppo al
microfono (anche se in alcuni casi si può usare creativamente questa
situazione per regolare a proprio gusto il volume)
il pericolo di urtare il microfono, che potrebbe dare delle ''botte''
non indifferenti all'impianto di amplificazione, alzando il livello
nevrotico del fonico.
Resta il fatto, come dicevo prima, che una buona microfonatura rende
sicuramente piu' di qualunque altro sistema e proprio per questo motivo
e' la più usata da chi vuole ottenere il massimo della sonorita'.
A volte puo' essere interessante piazzare anche due microfoni in
posizioni diverse (uno davanti alla buca e l'altro su di un angolo
della cassa armonica, ad esempio), calcolando che l'inclinazione,
specialmente del microfono posto davanti alla buca, dara' piu' bassi se
collocato sopra la sesta corda o piu' alti se collocato sotto la prima
corda. Una posizione centrale sara' la piu' neutrale. La corretta
posizione deriva anche dal tipo di chitarra che si sta usando, in
quanto ogni strumento predilige una sua particolare gamma di frequenze
nello spettro sonoro e di conseguenza puo' essere utile provare varie
angolazioni per ricavare il migliore suono dallo strumento. Un ultima
raccomandazione: la distanza del microfono e' molto importante in quanto
potrebbe influire sul rientro dei suoni di altri strumenti. Se il
microfono rimane lontano, per avere il giusto volume bisogna alzare il
relativo controllo, e in questo caso si alzeranno anche altri eventuali
suoni captati dal microfono stesso. Di contro, il microfono troppo
vicino potrebbe non raccogliere la dinamica completa dello strumento.
Provate quindi diverse posizioni e valutatene le migliori, sia come
pulizia che come resa sonora creando un buon compromesso. Per ultimo,
si puo' dire che molti problemi si riscontrano solo dal vivo, in quanto
in sala di registrazione esistono vari fattori ambientali (suonare ad
esempio in una stanza isolata da altri strumenti) che daranno una
migliore pulizia e qualita' sonora nella microfonatura.
Uso dei Pick-ups
magnetici
E' possibile installare sulla chitarra acustica un pick-up magnetico
del tipo di quelli usati per le chitarre elettriche. Questo pick up
risponde alla vibrazione della corda, ma viene influito in misura
minima dalla cassa armonica e perciò e' poco utilizzato, in quanto il
suono risultante sara' una via di mezzo tra il suono naturale dello
strumento e il suono elettrico del pick up. Con questo sistema si
perderanno molte delle qualita' timbriche della chitarra acustica.
Consigliato solo nel caso si voglia spendere pochissimo senza
intervenire con lavori di liuteria sul corpo dello strumento.
Trasduttori piezoelettrici
Attualmente, il sistema migliore per amplificare una chitarra acustica
senza l'ausilio del microfono e' il trasduttore piezoelettrico. Esistono
vari modelli e varie possibilita' di applicazione per questo tipo di
pick-up. Il piu' classico consiste in un piccolo blocco di materiale
cristallino o ceramico incapsulato in un involucro di metallo o di
plastica, sulla cui superficie sono saldati due fili di uscita. Questo
dispositivo viene attaccato alla tavola dello strumento e funziona sul
principio dell'effetto piezoelettrico. Viene eccitato dalle vibrazioni
che si propagano attraverso il legno della tavola della chitarra quando
le corde sono in vibrazione, in pratica quando si suona. Queste
eccitazioni permettono una fuga di elettroni al lato del trasduttore
adiacente alla tavola, rendendo negative tutte le cariche di tale lato,
quando la tavola vibrante si muove verso l'esterno. Quando quest'ultima
si muove verso l'interno, gli elettroni migrano verso la superficie
opposta, invertendo la polarita'. Queste variazioni verranno trasmesse
sotto forma di corrente alternata attraverso i due cavi d'uscita. In
alcuni casi il segnale potra' essere cosi' debole da rendere obbligatorio
l'uso di un preamplificatore per potenziare il segnale stesso. Un pre
per piezolettrico e' ben diverso da un normale preampli per elettrica,
in quanto e' un piccolo circuito, che a volte adotta un equalizzatore, e
puo' essere anche inserito all'interno dello strumento. Questo sistema
riproduce il timbro acustico dello strumento con grande fedelta'. Il
trasduttore puo' essere fissato alla superficie dello strumento con
materiale adesivo o con delle viti, incorporato sotto il ponte (punto
di massima vibrazione della tavola), oppure nel modo attualmente più in voga, cioe'
direttamente sotto l'osso del ponte, caratteristico delle Ovation,
delle Takamine, delle Yamaha, delle Godin e di molte altre marche.
Il
feedback: come prevenirlo
Molti chitarristi acustici prediligono amplificare il proprio strumento
sia attraverso l'uso dei trasduttori piezoelettrici, sia con l'uso dei
microfoni, miscelando attraverso il mixer i vari suoni e ottenendo
probabilmente le migliori sonorita' in assoluto. In ogni caso un
problema da tenere sempre sotto controllo e' il feedback. Questo
effetto, tanto caro a molti chitarristi elettrici, e' l'incubo in
persona per quelli acustici. Per ovviare a cio', bisogna tenere
innanzitutto lo strumento lontano dalle proprie casse e comunque mai di
fronte alle stesse. Attenzione poi alle regolazioni di equalizzazione,
in quanto il "fischio" tende a svilupparsi su determinate frequenze
(specialmente gli acuti), mentre la tipica risonanza predilige le
frequenze basse. Occorre poi verificare i tagli di frequenza nei
riverberi, in quanto potrebbero creare delle risonanze molto
fastidiose. Come al solito, e' consigliabile provare sempre la posizione
dei microfoni durante il soundcheck, in modo da non avere sorprese
all'ultimo momento durante l'esecuzione. L'amplificazione.
Sul mercato abbiamo oggi dei modelli di amplificatori costruiti per
l'impiego con chitarre acustiche. La loro circuitazione e' adattata alle
specifiche frequenze dei pick up piezoelettrici, siano questi
preamplificati o no e in molti casi sono anche dotati di effetti
interni, quali chorus e riverbero, e di mandate effetti, per collegare
unita' esterne di modulazione, delay e riverbero. La qualita' del suono
varia da un amplificatore all'altro, ma i piu' pignoli preferiscono
senza ombra di dubbio la microfonatura o il collegamento in diretta al
banco di mixaggio, sentendo quindi il proprio suono nelle spie. Per chi
volesse comunque indirizzarsi sugli amplificatori ricordo i vari
modelli per acustica della Trace Elliot, anche nei modelli di solo pre
(sicuramente tra i migliori), la serie Acoustic della Marshall e i piu'
recenti Compact della Audio Electric Research
Articolo visitato 630 volteCommenti
Andrea Sito web: www.goodysound.netsons.orgCaro Walter... purtroppo sono un fonico :D
Scherzo... Concordo con quasi tutto ciò che hai detto.
Di fatto i piezo molte volte rappresentano la salvezza.
Soprattutto se consideriamo che microfonare una acustica non è proprio difficile... il problema sta nel fatto che pochi sono i chitarristi disposti a starsene seduti, e che a differenza dei cantanti pongono attenzione al cambiamento del suono in relazione a come spostano lo strumento...
Sì... penso che l'eterna battaglia chitarristi fonici non avrà mai fine... o quasi :)
ps.. almeno i chitarristi si risparmiano tiri e balletti improbabili dei cantanti ;) Walter Sito web: www.wguitars.itEd è un peccato perchè voi fonici lavorate male, o meglio, con meno stimoli (prendo la soluzione più comoda e veloce anche se meno stimolante in ordine alla ricerca di un sound migliore) e il chitarrista rimane ignorante in un ambito per forza di cose essenziale se lavora in studio... Vero che una chitarra ha sfumature diverse a seconda di come (e dove) la si suona, ma vero anche che quello che si prova al naturale in una sala da concerto o a casa deve essere mediato per venire incontro alle esigenze dello strumento (microfono) che ne deve catturare la performance... W le battaglie fonici-resto-del-mondo!!! ^^
Inserisci qui il tuo commento
|
|